Il web2.0 ha segnato una profonda rivoluzione nella produzione di informazione globale.
Con la nascita del blog e del social network abbiamo assistito ad un aumento della quantità di informazione procapite e, contemporaneamente, ad un abbattimento della qualità media dell’informazione portata dal singolo messaggio.
Il ruolo di “produttore di informazione” si è spostato dall’editore all’individuo provocando un fenomeno che a me piace chiamare “polverizzazione dell’informazione”.
L’informazione portata da un qualunque messaggio è considerata poco attendibile quindi siamo portati a cercare numerose fonti per ottenere un’informazione “mediana” che sia sufficientemente attendibile.
Questo meccanismo di informazione attiva è molto utile perché consente di crearsi un’opinione abbastanza “pulita” dalle tendenze di un singolo editore ma è un processo molto lungo da realizzare; nella società 2.0 non c’è tempo per l’informazione 2.0.
La necessita di “informazione pulita” in tempi brevi ha dato vita ai blog dei ritagli: sono dei siti che non producono informazione diretta ma riportano notizie altrui. Spesso il nome del blogger diventa il valore aggiunto perché usato come garanzia di qualità dei contenuti riportati.
Il social bookmarking (technorati, digg, del.icio.us) è riuscito a ridare autorevolezza alla singola notizia: più persone taggano una pagina, più valido sarà il suo contenuto. Non è una regola assoluta… ma spesso funziona!
Quando è entrato in scena il social network il mondo dell’informazione ha subito un duro colpo. Il social network (in primis facebook) ha il principale scopo di costruire e mantenere relazioni: l’informazione che si produce attorno ad una o più relazioni viene sempre ripetuta e distorta… diventa leggenda metropolitana dove l’assurdo è dato per vero e viceversa.
In mezzo a questo caos si sta muovendo incerto il micro-blogging. Twitter è già un fenomeno globale ma l’utente Internet non ha ancora deciso come usarlo.
In parte viene utilizzato come blog di reportage nel quale l’autore della selezione torna ad essere protagonista, e valore aggiunto, delle informazioni riportate.
In parte è usato come semplice strumento di web marketing per amplificare l’audience di un’attività commerciale (io spesso lo uso così).
In parte è collegato ad altri sistemi di social-network e funge solo da cassa di risonanza per argomenti futili (spesso idioti) e per i messaggi di stato.
Il motore di ricerca è ormai soffocato dalla marea di informazioni a sua disposizione per popolare le serps. Se Google ha vinto con un algoritmo in grado di far prevalere l’informazione più attinente, il motore di ricerca di domani sarà quello in grado di filtrare l’informazione spazzatura sfruttando l’insieme di relazioni sociali cui è soggetto l’autore.
Concludo riflettendo che il contenuto di una notizia ha sempre più bisogno di essere autenticato dal messaggero ovvero da chi porta la notizia… persona che ormai raramente coincide con chi la notizia la produce.








